Il ritorno del salto mortale all’indietro nel pattinaggio

La testa rivolta verso il basso, i talloni puntano verso il soffitto. I pattinatori si lanciano all’indietro, fanno una capriola e mezz’aria e atterrano con le loro lame sul ghiaccio. Oplà. Negli ultimi cinquant’anni i salti mortali rovesciati erano stati proibiti dall’International Skating Union, spettacolari certamente, pericolosi anche di più. Dallo scorso mese di giugno sono tornati legali e domani il campione del mondo in carica, l’adolescente statunitense Ilia Malinin, ne ha infilato uno nel suo programma lungo annunciato per Skate America, prima tappa del circuito del Grand Prix autunnale. Malinin ha già portato in pista il quadruplo Axel, una specie di Sacro Graal del pattinaggio secondo la definizione del Wall Street Journal: Aggiungere un salto mortale all’indietro al suo repertorio è stato irresistibile.  

La prima volta che qualcuno ci provò in una competizione internazionale fu alle Olimpiadi del 1976, quando l’americano Terry Kubicka rischiò la noce del collo. Un paio di mesi dopo, l’ISU dichiarò illegali quei salti tipo capriola, per ragioni mai state del tutto chiare. Secondo alcuni perché troppo pericolosi, secondo altri per una questione di cattivo gusto, pareva un’acrobazia da spettacolo di Natale sul ghiaccio. Quando si vieta qualcosa, si sa, il suo fascino cresce alla borsa nera. C’è sempre un moto di ribellione che prima o poi si manifesta. Così accadde di vedere ai Giochi del ‘98 la francese Surya Bonaly impegnata in un backflip che infrangeva le regole. Atterrò per giunta su un piede solo e divenne leggenda. All’inizio di questo 2024, un altro pattinatore francese, Adam Siao Him Fa, ne ha incluso uno nel suo programma, incorrendo consapevolmente in una penalizzazione di 2 punti.  Una provocazione che ha imposto di affrontare la questione. A giugno, l’ISU ha rimosso il backflip dalla lista di elementi illegali e Malinin si è messo al lavoro. Nonostante si sentisse in grado di eseguire un salto mortale all’indietro fuori dalla pista, dice che non è stato facile imparare a eseguirlo sui pattini e sul ghiaccio. «Qualcosa mentalmente non mi permetteva di affrontarlo al 100%. Era quasi come se pensassi: e se succede qualcosa?»

Si è allenato con due corde legate attorno alla vita e con delle persone che le tenevano. Ora il gesto è nel suo programma e già si sta chiedendo come renderlo più difficile. Gli renderà davanti ai giudici uno o due punti in più. Questo è. Nulla di eccezionale. Sarà valutato come parte di una sequenza coreografica complessiva, in grado di ottenere un massimo di 5,50 punti. Terry Kubicka, Siao Him Fa e Surya Bonaly dicono che non bisogna guardare a questa storia pensando ai punti. I punti non sono la spinta.  Terry Kubicka, campione USA negli anni ‘70, ricorda che di averci provato con l’idea che avrebbe fatto progredire il suo sport dal punto di vista atletico. Quel che ignorava è che il suo coach aveva chiuso la carriera di pattinatore a causa di un trauma cranico riportato durante un salto mortale all’indietro in uno spettacolo. Siao Him Fa non ha dato peso all’ipotesi che un errore avrebbe potuto costargli una medaglia ai Mondiali. Ha pensato che il programma sarebbe stato migliore con il backflip. Bonaly racconta che nel 1998 decise all’istante perché si era stirata un muscolo e non pensava di riuscire a fare un altro salto triplo entro il minuto che le mancava per completare il programma. E poi pensò che si sarebbe infuriata, se qualcun’altra avesse potuto affermare di essere stata la prima, al posto suo. Su quel giorno ormai lontano ha detto due cose da ricordare.  La prima: «Volevo farmi un tatuaggio in ricordo di quel gesto». La seconda: «Non lo avrei insegnato a nessuno, nemmeno se mi avessero pagato 2.000 dollari a lezione».  

Ora teme che la fine del proibizionismo e la liberalizzazione del salto mortale all’indietro possa danneggiare lo sport in un altro modo: l’uso eccessivo. «La rarità è ciò che rende una cosa speciale. Se ne vedi troppi, diventa banale» 

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