
Qualche giorno fa, la Gazzetta ha chiesto a Mondo Duplantis come va, gli ha chiesto se per caso non senta di poter andare oltre i 6 metri e 30, e lui con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ cosi che abbiamo noi che siamo nati in Louisiana, ha detto ma certo, si capisce che sì, ma un po’ per volta, amico, da qui a 6 metri e 30 ci sono prima altri cinque record del mondo da battere. Modello Bubka. L’asticella sale di un centimetro per volta. Così monta il mito e cresce pure il conto in banca. “L’atleta olimpico più dominante al mondo continua ad alzare l’asticella e continua a essere pagato. Ogni volta che ci riesce incassa un bonus” ha titolato stamattina il Wall Street Journal che di bonus, assegni e danaro si occupa in tutte le sue pagine.
“Non c’è mai stato nessuno più bravo di Mondo Duplantis nel lanciarsi in aria a distanze sorprendentemente elevate – ha scritto Joshua Robinson – con l’aiuto di niente più di un palo flessibile. Duplantis salta più in alto di qualsiasi essere umano che abbia mai camminato sulla Terra. Molto più in alto. Così tanto più in alto che i suoi unici rivali seri sono lui stesso e l’attrazione gravitazionale della Terra”. Il saltatore americano Chris Nielsen lo chiama l’Usain Bolt del salto con l’asta. “Scordatevi di provare a batterlo – ha scritto il giornale della finanza americana – perfino la squadra con LeBron James e Stephen Curry non aveva le stesse certezze di vincere l’oro di questo ragazzo svedese di 24 anni che si lancia oltre due canestri da basket con qualche centimetro di margine. Se avessi scommesso 10 $ prima delle Olimpiadi sulla vittoria dell’oro del Team USA nel basket maschile – racconta Robinson – la ricompensa sarebbe stata di 2,13 $. Con Duplantis la stessa scommessa da 10 $ ha fruttato 29 centesimi”.
Solo Duplantis fa fruttare le vittorie di Duplantis, in una disciplina nella quale la misurazione è rimasta la stessa di cinquant’anni fa, sessanta, settanta. Se fossimo pronti alla rivoluzione digitale in ogni angolo sentimentale della nostra relazione con lo sport, ogni volto di Duplantis potrebbe essere misurato nella sua effettiva ampiezza, come per gioco poteva fare ieri la regia di Paris 2024, quando il 5,70 è stato misurato virtualmente a 6,05. Ma quando World Athletics ha provato a introdurre il superamento dell’asse di battuta per cominciare a misurare la lunghezza effettiva di un salto in lungo, un po’ la conservazione e un po’ il romanticismo ci hanno spinto a insorgere contro gli eretici. Così, lasciamo libero Duplantis di salire un centimetro per volta. A noi cosa cambia. Il Washington Post lo chiama “il suo giocattolo redditizio”.
Da febbraio 2020 lo ha battuto nove volte, da 6,17 a 6,25 [la galleria per immagini di L’Équipe]. Anche quando sembra scontento, anche quando fa una smorfia per gli errori precedenti, Duplantis tiene in canna un record del Mondo, per via di quella che L’Équipe chiama attitudine all’altitudine, “dove l’ossigeno comincia a scarseggiare per i migliori. Tranne lui. Quando dopo i primi due errori è ritornato alla fine della pista, un puntino giallo visto dalle tribune, scortato dallo sciame di fotografi e cameraman, tutti pensavano che fosse morto. È stato il momento il cui cominciava a esser chiaro che questo ragazzo è poco umano. Nessuno ha pensato di lasciare lo stadio per raggiungere la RER prima del resto della folla. Aveva sei minuti per saltare. Non ha atteso che passassero. Si è lanciato con una tale agilità – scrive Nicolas Herbelot – che l’energia così generata gli ha permesso di girare la sua asta e ricavarne la forza di un tronco. Va così veloce, a quasi 37 km/h, nonostante quell’oggetto ingombrante lungo più di 5 metri tra le mani, che potrebbe piegare i lampioni dei viali parigini. È volato via, il tempo si è fermato, è caduto sul materassino, ha urlato e noi tutti abbiamo urlato insieme a lui”.
Renaud Lavillenie, campione olimpico 2012, ex detentore del record mondiale, ha spiegato a L’Équipe perché secondo lui Armand Duplantis non ha più rivali, anzi perché “Mondo è l’unico vero avversario di sé stesso”. Per la prima volta dopo vent’anni la Francia non ha avuto un finalista nella gara in cui ha espresso Tre Moschettieri negli anni Ottanta, tutti capaci di arrivare al primato del mondo: Thierry Vigneron, Philippe Houvion e Pierre Quinon. Secondo Lavillenie, Duplantis è imbattibile perché il solo “in grado di adattarsi rapidamente a qualsiasi condizione meteorologica” , vento, non vento, sereno, variabile, asciutto, umido, bagnato. Mondo vede solo l’asta, l’asta e l’asticella, l’asta l’asticella e il materassino. Negli ultimi tre anni ha perso 4 gare su 64. Quando in serata ha incontrato Carl Gustaf Folke Hubertus e sua moglie Silvia,il re deve averglielo detto. ‘A bello, salta pure un centimetro per volta, però sui premi ci devi pagare le tasse, eh.
TITOLI
▥ L’Équipe: “Star delle Olimpiadi di Parigi 2024, ripercorriamo la settimana che ha cambiato per sempre la vita di Léon Marchand” – Con cinque medaglie, di cui quattro d’oro, ha dominato questi Giochi senza fare rumore. Abbiamo rivissuto la sua odissea dall’interno. [QUI]