Due giorni dopo le Olimpiadi, il direttore artistico delle cerimonie parla con L’Équipe della sua esperienza: «Sono felice perché stiamo tutti vivendo qualcosa di unico. Avremmo potuto sperarlo, ma ora lo viviamo. L’immagine che mi rimane in mente è questo flusso incessante di atleti. Era molto bello, era una rappresentazione del mondo. Non era previsto che invadessero il palco. È stata un’incursione di vita. La difficoltà è che abbiamo fatto le prove tra mezzanotte e le 5 del mattino per una settimana dopo le gare ma senza premiazioni, senza niente, perché non dovevamo danneggiare il prato, quindi era una proiezione di quella che sarebbe stata la cerimonia. Da un punto di vista puramente artistico è mancato moltissimo ritmo. È come una cerimonia dei Césars, degli Oscar o dei Molieres, è troppo lunga ma sì, questo è il principio».
A Jolly sono piaciuti i 15 minuti di anticipazione di Los Angeles su quel che vedremo nel 2028. “Promette di essere spettacolare, abbiamo ricevuto il messaggio. Adoro l’idea dei cinque anelli di Hollywood, è un’immagine iconica intelligente. Pensiamo che ci saranno stelle in abbondanza, cinema, la macchina dei sogni, molto interessante artisticamente. Se la stampa avesse taciuto su Tom Cruise e la sua bravata, pensate che shock sarebbe stato vederlo arrivare e lanciarsi dal tetto dello Stade de France».
Jolly torna ovviamente anche sulle critiche ricevute dopo la cerimonia di apertura. «Non influenzerà mai in alcun modo la mia libertà creativa. In questo Paese ce n’è ed è ciò che è stato mostrato. Non è da militanti aver mostrato la Francia per quello che è. Ho ricevuto minacce, insulti, un flusso continuo di odio. In compenso ho ricevuto anche decine di migliaia di messaggi di gioia, di amore, di orgoglio, per un sentimento importante: sentirsi rappresentati. Nel famoso dipinto che non era l’Ultima Cena, c’è una grande pluralità, ci sono tutti i corpi, tutte le età, tutti i colori della pelle, tutti i sessi, tutti i generi, corpi con o senza disabilità, giovani , vecchi, c’è la Francia. Molti di noi hanno sporto denuncia senza consultarsi a vicenda. Non volevo che si sapesse ma non mi dispiace perché serve a ricordare che la discriminazione di qualsiasi tipo, l’omofobia, la transfobia, la grossofobia, il razzismo, l’antisemitismo, è un reato».

Il lavoro olimpico di Jolly non è finito. È ancora lui l’autore della cerimonia d’apertura alle Paralimpiadi del 28 agosto.
«La festa continua e ci saranno tanti balli. Ho scelto Alexander Ekman, ballerino e coreografo svedese, per mettere in risalto il corpo, i corpi. La sua è una danza giocosa. Ci saranno tre sequenze intervallate dal protocollo e dal nostro repertorio francese di canzoni, musiche, tutti i registri. Tutto è adattato all’ambiente paralimpico e a Place de la Concorde, sugli Champs-Élysées. Ogni cerimonia può essere ideata da una stessa squadre, ma in realtà sono tutte diverse. È come quello che proviamo in amore, quando arriva il primo, dopo amiamo di nuovo, amiamo diversamente. La Senna, la poesia delle barche, i monumenti, gli artisti, la pioggia: tutto questo ha creato un momento unico. Per me i Giochi Paralimpici sono Giochi di attivisti, ancor più dei Giochi Olimpici, proprio per la questione della disabilità. Dobbiamo far luce su questo tema per cambiare la prospettiva della società e cambiare anche la società stessa. Gli atleti percorreranno il viale più bello del mondo. È simbolico, conosciamo questo luogo per le grandi parate del 14 luglio, è dove ci siamo ritrovati nel 1998, dove ci incontriamo il 31 dicembre, è un luogo di giubilo, dove la gente si incontra. Nella mitologia è anche la casa di eroi ed eroine, quindi è il loro tappeto rosso. La fiamma resterà l’elemento simbolico molto potente, avrà terminato il suo viaggio, arriverà nel luogo dove verrà celebrata la cerimonia. Il giardino delle Tuileries tornerà a splendere, un bacino che abbiamo amato e che ci illumina tutti con la sua luce. Ne sono felice. Io vorrei che fosse permanente, ma soprattutto voglio che rimanga accesa la fiamma in ognuno di noi, e su tutti no. Sarà l’eredità immateriale dei Giochi».
E dopo le Paralimpiadi, finalmente sarà tutto finito. «Io sono un artista e ho fatto il mio lavoro, gli atleti il loro, ora la staffetta devono proseguirla i politici, i media e ciascuno di noi con i propri vicini, le proprie famiglie, i nostri amici, per essere nell’animo di accogliere anziché rifiutare, avere la mano tesa anziché il dito puntato. Me ne andrò in vacanza, sono passati due anni e mezzo dall’ultima volta che ne ho fatta una. Non ho potuto andare a teatro, al cinema, non ho letto, non sono andato a un concerto e ho bisogno di mangiare. Ho qualche dubbio, ma ho cancellato la mia agenda fino alla fine del 2024. Tornerò nel 2025 con non so cosa, un’opera, uno spettacolo teatrale, un film, una serie».