La prima stella fra le stelle è il miglior giocatore di rugby al mondo. In effetti Antoine Dupont eccelle nella versione classica, quella con squadre da 15 persone in campo. Ma il rugby è sport dispendioso. I suoi Mondiali sono la manifestazione dalla durata più lunga nello sport. L’Olimpiade dura due settimane e può aprire le sue porte al massimo alla sua miniatura, la versione a sette, su campo integrale ma con due tempi da 10 minuti anziché 40.
Per giocare l’Olimpiade, Dupont ha rinunciato quest’anno al Sei Nazioni. La Francia ha accettato di andare a fondo nel torneo più prestigioso pur di giocarsi questa carta sulla roulette dell’oro olimpico, dove sono fortissimi i figiani, due successi in due edizioni. Negli ultimi vent’anni all’incirca la Francia è stata una comparsa nella versione a sette del rugby, senza mai far nulla per invertire la tendenza. I Giochi in casa sono stati una buona spinta a cambiare. Antoine è il nostro fattore X, ha detto il cittì Jérôme Daret. “Il giocatore che poteva portare cemento alla squadra e quel surplus di eccellenza che serve per ottenere il Santo Graal”, dice il quotidiano L’Équipe.
Dupont ha dedicato quasi l’intera stagione agli impegni a 7, riuscendo nel frattempo a portare il suo club – il Tolosa – a vincere la Coppa dei Campioni. In 15 partite con la Nazionale dimezzata ha segnato 7 mete. In campo avrà il numero 25, il numero della data di nascita di sua madre, suo fratello e il suo padre defunto. Dupont porta serenità, gas e follia, ha scritto Le Monde. Porta la cultura della vittoria, secondo i compagni che hanno parlato in questi mesi ai giornali. Un leader, secondo il capitano Paulin Riva. Ha i petardi nei piedi, è la definizione di Jérôme Daret che rischia di passare alla piccola grande storia dell’Olimpiade.
Lui dice che la versione a 7 gli ha portato una ventata di entusiasmo e gli ha permesso, insiste L’Équipe, “di arricchire ulteriormente le sue capacità fisiche e la sua già straordinaria tavolozza tecnica da giocatore”. Un altro effetto della Dupont-mania è l’arrivo di nuovi partner commerciali: Louis Vuitton ha voluto mettere il suo marchio accanto alla squadra a 7.
Per questi motivi, stamattina L’Équipe dedica il suo editoriale d’apertura a Dupont l’insaziabile, come simbolo di quel che Kylian Mbappé invece non è stato. O forse non ha potuto essere. Ne scrive Jean-Philippe Leclaire, autore di una bella biografia su Platini [in Italia tradotta da 66thand2nd] e soprattutto di un documentario definitivo sulla tragedia dell’Heysel, purtroppo ancora senza distribuzione da noi [speriamo per l’anniversario del 2025].
Leclaire scrive che mentre tre anni fa ai Giochi di Tokyo, basket, pallamano e pallavolo raccoglievano cinque medaglie di cui tre d’oro, “il calcio francese si distingueva nel reparto pentole con l’eliminazione dei ragazzi al primo turno” e una sconfitta per 0-4 contro il Giappone. Fu allora che partì la mobilitazione in vista di Paris 2024. Il presidente Macron disse che il pubblico di casa avrebbe dovuto vedere una squadra di calcio con i suoi uomini migliori, con Kylian Mbappé e tutti gli altri. Mbappé replicò oh sì, lo voglio, lo voglio, je suis Kylian Mbappé, e lo volevano Antoine Griezmann, Hugo Lloris, Warren Zaire-Emery, Eduardo Camavinga, William Saliba, Bradley Barcola. Stasera, scrive Leclaire, non c’è nessuno di loro contro gli USA.
“La nostra più grande stella siede in panchina, l’allenatore Thierry Henry. Nonostante la sua buona volontà e le sue capacità interpersonali, nonostante le promesse e il coinvolgimento dei presidenti federali e della Repubblica, molti club stranieri e alcuni club francesi si sono rifiutati di mollare i propri giocatori. L’esempio più assurdo di questa intransigenza riguarda Warren Zaire-Emery. Ha giocato zero secondi agli Europei in Germania, ma il PSG non ha voluto che partecipasse alle Olimpiadi”. Eppure, fa notare l’editorialista de L’Équipe, il presidente del PSG Nasser al-Khelaïfi ha sfilato con la torcia olimpica fra le mani per le strade del paese, “ e meritava di essere fermato”. Non c’è stato alcun bisogno dell’intervento dell’Eliseo, invece, per concordare con il Tolosa e con la federazione “di liberare il loro miglior giocatore, Antoine Dupont. Ai Giochi l’importante è partecipare. Ma per vincere si deve schierare il più forte”.