IL SEI NAZIONI
Benvenuto tra noi, Paolo Garbisi. Benvenuto tra noi che abbiamo sbagliato quando è passata la più grande occasione che potesse passare. Noi che abbiamo sbagliato quella decisione, quella scelta, quella risposta da dare, noi che abbiamo sbagliato a dare un esame, a fare un colloquio, una volta perfino a innamorarci. Noi che di cose ne facciamo ogni giorno, parecchie sono normali, alcune sono giuste, eppure – quando sarà – avremo in cima all’epitaffio quella prima riga. Prese il palo contro la Francia.
Ti devi rassegnare. Roberto Baggio è stato il più grande calciatore italiano degli ultimi trent’anni. Ha vinto un Pallone d’oro. Ma quando chiudiamo gli occhi, la prima foto che ci viene in mente è lui che tiene la testa bassa e le mani sui fianchi, a undici metri da una porta, in controluce nel tramonto di Pasadena. Un solo tiro si è mangiato il resto della carriera.
La prima riga di Jorginho non dice: campione d’Europa. Dice: sbagliò due rigori fatali. Pure Simone Fontecchio aveva la faccia tra le mani quando di due tiri liberi non ne segnò neppure uno, era agli Europei, era sempre la Francia.
Stamattina alla Gazzetta dello sport che lo intervista con Andrea Buongiovanni, Garbisi dice che gli è venuto lo stesso da sorridere. «È stato spontaneo, ma non so se fosse un sinonimo di serenità interiore. In quei momenti non ti rendi conto. Non mi è parso possibile, non volevo crederci. Fatico ad accettare. Le cose importanti, nella vita, sono altre. Ma tanto peggio, nello sport, non sarebbe potuta andare. Non so come l’ovale sia caduto dal supporto: l’avrò appoggiato male, forse era un po’ scivoloso. Tra la rifinitura della vigilia e il riscaldamento prepartita ho provato una cinquantina di calci e il pallone non s’è mai spostato… Avendo pochi secondi a disposizione, ho pensato al drop, ma ho subito scartato l’ipotesi. L’ho riposizionato e, a quel punto di fretta, ho calciato. Male».
Sessanta giorni fa non sarebbe successo. Forse. Dal 1 gennaio il rugby ha introdotto lo shot clock. È una misura per evitare le perdite di tempo. Un calcio piazzato deve essere eseguito nel giro di 60 secondi. Senza deroghe. Nemmeno se la palla scivola dalla tee, uno di quei supporti che adesso vanno tanto di moda.
La clessidra di Garbisi stava scadendo. Mancavano una quindicina di secondi quando il pallone si è spostato dal cono. “A quel punto – ha spiegato Fanpage – Garbisi ha cercato di rimediare velocemente, correndo a ricollocarlo e poi tornando indietro, ma tutta la sua routine per trovare la concentrazione prima del calcio è ovviamente saltata. Il 23enne mediano d’apertura del Tolone ha avuto appena il tempo di tornare sui suoi passi e calciare a 3 secondi dallo scadere dello shot clock”
Duccio Fumero su Oa Sport l’ha chiamata “un’occasione buttata via”, l’occasione di battere una Francia molto brutta, senza Dupont e Ntamack, i suoi due giocatori migliori, con il vice Jalibert infortunato, con un uomo in meno per l’espulsione di Danty. Da due giorni L’Équipe dedica la prima pagina ai mali del rugby di casa.
“Resuscitare il fantasma di Antoine Dupont – ha scritto Renaud Bourel – anche dopo uno schiaffo del genere, non è razionale. E poi è ingiusto nei confronti di Maxime Lucu, che senza dubbio, alla sua terza partita senza palla pulita. I giocatori italiani hanno scosso i portatori di palla francesi, a volte come personaggi dei cartoni animati, fino a portarli fuori dalla partita e a fargli dubitare delle proprie capacità”.
Ecco perché dopo il 13-13 di Lille Oa Sport dice che “c’è veramente poco da festeggiare”, se non per le prove individuali di Tommaso Menoncello [“nonostante sia stato messo all’ala, ruolo non suo”], Ignacio Brex [“una certezza in mezzo al campo ed un leader carismatico, come si è visto nell’intervallo, quando è stato lui a parlare alla squadra”], Michele Lamaro [“uno dei placcatori più forti d’Europa”].
Repubblica celebra i cambiamenti nel gioco portati dal nuovo cittì Gonzalo Quesada, il Messaggero enfatizza il fatto che il calcio di Paolo Garbisi andava fatto ripetere “perché giocatori francesi si erano mossi verso il calciatore quando invece avrebbero dovuto stare fermi”.
Noi che sbagliamo un tiro ogni giorno, diamo invece il benvenuto a Paolo nel club.
Ti devi rassegnare. Dai rimpianti non nasce niente, dal letame nascono i fior.
QUANDO LO RIVEDIAMO 9 marzo ore 15.15: Italia-Scozia

foto vista su L’Equipe