Il rosso sbagliato sulla roulette di Las Vegas

Max Verstappen ha vinto il Gran Premio di Formula 1 di Las Vegas. Il campione del mondo della Red Bull ha preceduto la Ferrari di Charles Leclerc che all’ultima curva si è conquistato la seconda posizione ai danni dell’altra Red Bull di Sergio Pérez. Quarta posizione per la Alpine di Ocon davanti alla Aston Martin di Stroll ed alla Ferrari di Sainz. Settima la Mercedes di Hamilton che ha preceduto il compagno di squadra Russell e e la Aston Martin di Alonso. Chiude la top ten la McLaren di Piastri.

SETTE CILINDRI | Il momento di cambiare qualcosa nell’uso del DRS

 

di roberto liberale

 

  DISCUSSIONI Il rosso sbagliato alla roulette

La vettura protagonista del GP di Las Vegas è stata una Rossa, ma non era una Ferrari. La Safety Car guidata da Bernd Mayländer ha per due volte rimescolato le carte in gioco, e in nessun posto più di Las Vegas questa cosa ci può stare. In particolare, tra il 26esimo e il 28esimo giro ha dato una spallata decisiva alla corsa, aprendo una finestra insperata per un pit stop “gratis” a chi ne aveva bisogno. E la Red Bull, tanto per cambiare, ha colto l’occasione al volo, stravolgendo la strategia della Ferrari che aveva appena sostituito gli pneumatici sulla monoposto di Leclerc e che a quel punto doveva solo resistere al ritorno dei due missili di Milton Keynes.

Più volte questa rubrica ha trattato l’argomento, la Safety Car tanto può dare e tanto può togliere. È una componente nota e necessaria all’interno delle gare di Formula Uno. Le discussioni intorno al suo ingresso diventano stucchevoli quando iniziano a tirare in ballo la buona e la cattiva sorte. La Red Bull credeva in questa opportunità, anche i telecronisti del broadcaster TV ufficiale l’avevano anticipato più volte. Probabilmente gli uomini di Chris Horner avevano preparato un Piano B in funzione di un eventuale ingresso della Safety Car. In fondo, su un circuito del genere, le probabilità di collisioni e incidenti, con conseguente possibilità di detriti in pista, sono abbastanza alte. In più, l’assenza di vie di fuga in certi punti del tracciato fa il resto. Gli è andata bene, bravi loro.

 

PROSPETTIVE  Un DRS alla Indy

Altro protagonista della gara è stato il DRS. Mai come in questa occasione ha alzato il livello dello spettacolo. Il suo utilizzo, unito alla conformazione del tracciato, ha consentito sorpassi e controsorpassi dal primo all’ultimo giro. Alla fine ne sono stati contati tanti, di cui alcuni molto belli. I sorpassi in pista sono l’anima della F1, e grazie al DRS se ne vedono molti di più rispetto al recente passato. Ma intorno al DRS ci sono infinite discussioni. C’è chi lo ritiene l’ennesimo male necessario per ammirare qualche sorpasso in più, c’è chi lo detesta perché falsa gli equilibri in pista. Di sicuro le monoposto attuali creano non poche difficoltà di sorpasso, visto che l’aria “sporca” e le turbolenze delle macchine che stanno davanti bloccano di fatto gli inseguitori, soprattutto quando si trovano immediatamente negli scarichi di chi li precede. Situazioni che appartengono a questa Formula Uno super-aerodinamica. Quindi è impossibile e inutile paragonare la Formula Uno attuale a quella eroica del passato. Ma si tratta comunque di un sistema artificiale e, già solo per questo motivo, controverso. Il punto più controverso riguarda l’impossibilità di usare il DRS da parte del pilota che si deve difendere. A meno che non si trovi a meno di un secondo da un altro pilota che lo precede. Tanto da creare situazioni al limite, come quella generata ad hoc da Sainz nel GP di Singapore, da lui vinto proprio grazie a questa strategia border line. Proprio per questo motivo, sono allo studio nuove soluzioni più eque, come quella adottata dalla Formula Indy, in cui il sistema “Push to Pass” mette a disposizione di ogni pilota un incremento di potenza per un massimo di 20 secondi consecutivi, per un totale, in tutta la gara, di circa 3 minuti. Non c’è alcuna soglia di distacco in secondi all’interno del quale lo stesso può essere usato e i piloti sono liberi di utilizzare gli extra di potenza sia per attaccare sia per difendersi. Sta ai piloti gestire correttamente il totale disponibile e non sprecarlo inutilmente. 

 


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GESTI L’ultima curva di Leclerc

La configurazione aerodinamica della sua Ferrari, più scarica rispetto alle due Red Bull, ha consentito a Leclerc di restare a lungo in lotta per la prima posizione. Poi la Safety Car ha scombinato i piani della Ferrari, regalando a Verstappen e Pérez un pit stop con ridottissime perdite di tempo. Un errore al giro 44 sembrava aver definitivamente tolto a Charles la seconda posizione a vantaggio di Checo. Ma Charles ha tirato fuori tutta la sua classe, rimasta un po’ in naftalina per tutta la stagione, per riprendersi la piazza d’onore all’ultima curva con una staccata da campione. Così, nonostante la 19esima pole position su 23 “sprecata”, Leclerc è uscito dalla macchina sorridente e soddisfatto, proprio grazie al secondo posto agguantato in extremis. Alla fine si è trattato di un ottimo weekend per Maranello. La Ferrari ormai “vede” il secondo posto in classifica costruttori e anche la gara di Sainz, partito 12esimo e finito sesto, ha corroborato un’ottima prestazione di squadra. Ora Carlos ha raggiunto Alonso in quarta posizione in classifica e tutto si deciderà ad Abu Dhabi tra i due spagnoli, Norris, indietro di 5 punti e Leclerc, staccato di 12. 

 

ZIZZANIE  Il gioco di squadra a metà nella Red Bull

Il doppio pit stop in regime di Safety Car ha radicalmente cambiato le prospettive in casa Red Bull, anche se probabilmente Verstappen avrebbe finito per vincere lo stesso. La scuderia austro-britannica è stata anche ad un passo dalla 29esima doppietta, dopo sei gare di digiuno, l’ultima era stata a Monza. Stavolta in Red Bull hanno provato a dare una mano a Pérez per conservare il secondo posto. Ma l’impressione è che si siano sforzati giusto il necessario. Quasi a malincuore, Chris Horner ha chiesto a Verstappen di dare negli ultimi due giri almeno un minimo di scia a Pérez, impegnato strenuamente a difendersi dagli attacchi di Leclerc. Max ha fatto il compitino, rallentando il giusto, ma non così tanto da consentire a Checo di entrare in zona DRS. Alla fine Perez ha subito per la seconda volta consecutiva un sorpasso all’ultimo respiro, dopo quello di Alonso in Brasile. Dai team radio e dai festeggiamenti nei box, la mancata doppietta non è sembrata aver lasciato conseguenze o rimpianti. Checo è sembrato rassegnato, abbandonato al suo destino, quasi alla deriva. Da ciò che è stato possibile percepire nel finale di gara e dalla voce di Horner nei team radio, le probabilità che Pérez resti in Red Bull sembrano sempre più scarse. Eppure il terzo posto non sarebbe da buttare, considerando la rimonta di otto posizioni rispetto al via e la sicurezza aritmetica della seconda posizione nel mondiale piloti, sua migliore prestazione in carriera e prima doppietta Red Bull in classifica mondiale piloti. La “colpa” è ancora una volta di Max Verstappen, che in mezzo a mille vicissitudini, dai 5 secondi di penalità inflittigli per una scorrettezza al via su Leclerc, passando attraverso un pit stop anticipato per il “graining” alle gomme, fino ai danni subiti in un maldestro tentativo di Russell di resistergli, ha fatto un po’ quello che ha voluto con il suo giocattolo chiamato RB19. È vero che il secondo ingresso della Safety Car, con il conseguente cambio gomme, ha favorito il suo rientro immediato nella lotta per la vittoria ma, contrariamente a Pérez, una volta superato Leclerc è andato via senza alcuna indecisione, mettendosi a distanza di sicurezza dagli inseguitori. Non si vincono 53 Gran Premi per caso.

 

STRUZZI  La regolarità di Hamilton

La Mercedes esce abbastanza abbacchiata dal weekend in Nevada. Il suo secondo posto in classifica costruttori è ormai a rischio, visti i soli 4 punti di vantaggio sulla Ferrari. La buona notizia per Toto Wolff è che Lewis Hamilton si è assicurato aritmeticamente il terzo posto in classifica mondiale. Per Lewis si tratta dell’undicesimo podio in classifica piloti, ormai solo uno lo separa dal suo mito Schumi. In un weekend nel quale altre scuderie motorizzate Mercedes, in particolare McLaren e Aston Martin, hanno galleggiato così come la Mercedes in un limbo di mediocrità, la scuderia tedesca si prende quello che arriva. Soprattutto perché porta entrambi i suoi piloti in zona punti per la 14esima volta su 21. Includendo le Gare Sprint, Hamilton è l’unico pilota con Verstappen ad aver raccolto punti in tutti i weekend di gara del 2023.

 

ROTTE  Il passo indietro dei motori italiani

Le scuderie di terza fascia, Williams, Alpha Tauri, Alfa Romeo e Haas, sono tornate a mani vuote per la quarta volta in stagione. Dopo quattro Gran Premi in cui almeno una delle quattro era riuscita ad entrare in zona punti, le gerarchie sono tornate a essere impietose. Un passo indietro per tutte, soprattutto per Alfa Romeo, Alpha Tauri e Haas. Un finale di stagione che segue l’andamento dell’intero campionato, con le tre squadre con radici o motori italiani che, a meno di impensabili sorprese nell’ultima gara ad Abu Dhabi, finiranno con un bottino di punti molto inferiore a quello del 2022. Un passo indietro che riguarda un po’ meno la Williams, cresciuta dall’ultimo posto del 2022 al settimo attuale, quasi totalmente per merito di Albon, in una delle sue migliori stagioni da quando è in Formula Uno.

 

MEDUSE Gli steward e la penalizzazione alla Ferrari

La faccenda della penalizzazione di Sainz merita l’ultimo approfondimento di giornata. Gli stewards avrebbero fatto volentieri a meno di erogare sanzioni alla Ferrari per la sostituzione del pacco batterie distrutto dall’impatto di un tombino con la macchina di Carlos. Era palese che le cause non fossero riconducibili a responsabilità della Ferrari stessa. Ma, come spiega egregiamente Federico Albano in questo articolo  su Formula Passion, in realtà c’è un motivo, condivisibile o meno, per cui il regolamento non prevede deroghe. Nel regolamento non c’è distinzione circa il tipo di situazione, ma si fa riferimento soltanto all’utilizzo di nuove parti, indipendentemente dal motivo per cui un componente viene sostituito. E non c’è nessuno che possa stabilirne una deroga. Ecco perché i commissari hanno affermato di non poterne concedere alla Ferrari e a Sainz, nonostante ci fosse la volontà da parte loro. 

La Federazione non ha voluto creare un precedente pericoloso, ossia che si possa derogare quando la responsabilità di una rottura di componente non sia del pilota o della sua scuderia. Questo per evitare abusi da parte dei team, con tentativi di dimostrare che un motore o qualsiasi componente si possa essere rotto per colpa della pista, magari di un cordolo, di una barriera o di qualsiasi causa esterna. Una qualsiasi causa esterna potrebbe diventare persino un altro pilota in pista che provoca un incidente con un comportamento scriteriato. O addirittura l’impatto con un animale in pista. Così si discuterebbe all’infinito sulla possibilità di sostituire componenti senza subire alcuna penalità. Conoscendo il mondo della Formula Uno, non possiamo giurare che non accadrebbe. Per ora le regole sono queste, e volendo si potrebbero cambiare. Chi non è d’accordo, e ha parlato di “vergogna”, può chiederne la modifica, con tutte le potenziali conseguenze future in termini di polemiche. Ma la faziosità non aiuta. Purtroppo è successo alla Ferrari, a malincuore bisogna accettare il giudizio degli stewards, anche se non fa piacere.

 

 

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