Si è salvato, ma non si salverà. Luis Rubiales è ancora presidente della federcalcio spagnolo alla fine della giornata in cui si sarebbe dovuto dimettere, ma il governo lo sospenderà la prossima settimana, dopo aver sentito la sua definizione di omicidio sociale per la tempesta scatenata dal suo bacio sulle labbra di Jenni Hermoso, nel pieno della festa per il titolo mondiale di domenica scorsa. Un bacio consensuale, dice lui. Un’aggressione, dice lei. Le campionesse del mondo annunciano che non torneranno in Nazionale con questa dirigenza, pure dal fronte maschile dice lo stesso Borja Iglesias. È il Me Too del calcio spagnolo, stanno dicendo nel paese, mentre Marca in prima pagina parla di bochorno mundial, un imbarazzo mondiale, e all’interno di assemblea della vergogna.
J.L. Hurtado scrive che “la meraviglia dovrebbe avere dei limiti” e che “righe come queste non dovrebbero essistere”. Invece personaggi come Rubiales “non deludono mai. Rubiales – dice – è tornato al calcio umoristico degli anni della sua verbosità inarrestabile. Ha preparato una seduta che era un rogo collettivo, per gli iscritti a una setta, con accesso gratuito anche per i familiari. Ogni applauso mancato equivaleva alla perdita del posto di lavoro”.
Marca dice che Rubiales ha semplificato il suo bacio a Jennifer Hermoso come se fosse il culmine di una storia d’amore, nel definirlo spontaneo, reciproco e consenziente, “proprio come se fosse una canzone di Shakira”.
Una faccenda che “sta gettando il calcio spagnolo nelle fiamme e sta lanciando una domanda nell’aria: perché il governo ha tollerato così tante denunce per così tanti mesi?”.
Il riferimento è alle precedenti storie controverse della sua presidenza, la Supercoppa in Arabia, quei soldi e la loro ripartizione, l’imbarazzante sodalizio con Piqué imprenditore-calciatore.
| Juan Bautista Martínez su la Vanguardia catalana scrive che la vergogna si chiama Rubiales. “Non solo non si è dimesso, ma ha anche mostrato il petto. Non solo non ha gettato la spugna, ma ha voluto dare lezioni, dandy e intollerabili, su cosa è o non è l’uguaglianza, cosa è o non è il femminismo, rivolgendosi da maschio alfa alle sue figlie presenti in sala, applaudito da buona parte dei membri dell’assemblea, come i Ct Jorge Vilda e Luis de la Fuente. Che immagine deplorevole per lo sport, per la società e per questo gioco che commuove le masse. Qualsiasi cosa diversa da un rapido licenziamento di Rubiales sarebbe motivo di assoluto imbarazzo. Rubiales non passerà più alla storia per essersi dimesso dopo un comportamento antidiluviano e patetico, lo farà da ariete e punta di diamante di un movimento di cavernicoli. Giusto per peggiorare le cose, ha usato la bandiera del nazionalismo, senza capire che sta sporcando il paese che afferma di amare”.
Mercoledì dovrebbe essere il giorno della destituzione di “un uomo corazzato politicamente e anche mediaticamente” dice Josep Martì Blanch, ancora su la Vanguardia. È risaputo che chi maneggia denaro e segreti può restare impunemente attaccato alla sua carica. Si comprano i testamenti con i biglietti e con le informazioni riservate si disattivano complotti, si garantiscono silenzi. Ecco il motivo del silenzio e della freddezza con cui le istituzioni e i media, la maggior parte, hanno accolto ogni nuovo scandalo legato al personaggio. L’abuso di potere praticato davanti a tutto il mondo dopo la finale dei Mondiali femminili non poteva essere gestito con la formula dell’insabbiamento”.
| È una resistenza inutile, la sua, titola El Pais. Manuel Jabois, firma delle pagine culturali con frequenti incursioni nel calcio, ricorda che in sei giorni frenetici Rubiales si è prima afferrato i genitali nel box dello stadio a un metro dalla regina Letizia e dall’infanta Sofía per festeggiare il gol di una calciatrice, e ne ha baciata un’altra sulla bocca senza permesso, definendo stronzi quelli che lo criticavano. Jabois dice che spesso Rubiales se l’è cavata riducendo tutto a una tempesta in un bicchiere d’acqua, “senza sospettare che il pericolo non è la tempesta, ma il cristallo del bicchiere”. Quando si rompe, l’acqua tracima. “Non era più facile dire: ho perso la testa, non ho idea di cosa mi sia successo? Senza giustificarlo, avrebbe almeno offerto una scusa più umana”. Jabois fa due conti e scrive che questo bacio gli farà perdere 634.000 euro all’anno, più 35.000 per l’alloggio e forse i 250.000 della UEFA come vicepresidente. Dalla cui sede non risultano commenti.
| Isabel Valdés ancora su El Pais scrive che l’intervento di Rubiales ha compiuto “ogni passo di ciò che il femminismo analizza, studia e mette sul tavolo da anni: i codici del machismo, le strategie con cui sfuggire alla disapprovazione, il cambiamento nella percezione sociale della violenza contro le donne in tutte le sue forme e in tutti i gradi registrati in Spagna negli ultimi anni. Il suo discorso conteneva anche i sotterfugi con cui si continuano a riaffermare i codici patriarcali, di cui si avvale anche l’estrema destra nel suo discorso antifemminista. Uno di essi, forse il più diffuso e quello che ancora oggi viene esercitato in modo più abituale all’interno della cosiddetta cultura dello stupro, è la colpevolizzazione della vittima, il processo che la rende in tutto o in parte responsabile di un atto per cui l’unico responsabile è colui che lo commette”. Rubiales ha invece spiegato: “Lei mi ha sollevato da terra”, “È stata lei a da avvicinarmi al suo corpo”, “Lei mi ha detto ok”.
“Lei” sottolinea El Pais, dove Alfredo Relaño sottolinea perché è difficile mandarlo via, da un ente privato, autonomo, senza fondi pubblici.
| “Un personaggio indegno” lo chiama il quotidiano conservatore Abc, montando poi una polemica politica contro “un governo femminista e militante come quello guidato da Pedro Sánchez, incoraggiato da Irene Montero. La sua autorità morale e politica nel denunciare questi episodi è annullata dalla scarcerazione e dalla riduzione della pena per decine di stupratori, prevista in quella sciagurata legge del sì es sì che avrebbe dovuto provocare la richiesta di dimissioni del ministro dell’Uguaglianza o la sua rimozione da parte del presidente del governo. Il bacio di Rubiales a Hermoso sarebbe stata una buona occasione per misurare la qualità di quella legge, indipendentemente dal fatto che l’episodio si è consumato in Australia. Non si tratta di alterare l’onere della prova, ma di sapere se c’è stato un sì o un no. La testimonianza diretta della vittima è insostituibile. La rilevanza giuridica, penale o semplicemente sportiva del comportamento di Rubiales non dovrebbe avere importanza. Si tratta di un personaggio squalificato. La Federazione è un ente privato di pubblica utilità, il che rende molto difficile per le pubbliche amministrazioni prendere decisioni drastiche su Rubiales. Ma sarebbe stato lecito aspettarsi da parte del governo una richiesta esplicita di dimissioni, senza mezze misure. Né c’è molto da aspettarsi dal dossier aperto dalla FIFA, vista la facilità con cui tollera situazioni altrettanto riprovevoli o perfino più riprovevoli di quelle di Rubiales”.
| Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta dello sport l’ha definita insomma “una giornata assurda che ha lasciato il calcio spagnolo imbarazzato, agitato, infuriato”.
Francesca De Benedetti su Domani ha analizzato i risvolti politici del caso. “Non c’è da stupirsene, se si pensa al contesto nel quale si sono svolte le ultime elezioni, polarizzate tra il machismo di Vox che negli enti locali assieme ai popolari ha smantellato le Pari opportunità; e una sinistra che sui temi femministi si è giocata la propria rigenerazione, con Irene Montero e Yolanda Díaz. Sul tema del consenso – che è il tema clou di questo scandalo – quest’estate si sono fatte campagne elettorali. Nel frattempo Yolanda Díaz – la vicepremier nonché la leader di Sumar – ha fatto della vicenda Rubiales una sua battaglia politica, e non per caso. Dopo che Pablo Iglesias ha lasciato la leadership di Podemos a Ione Belarra, quest’ultima e Irene Montero – ministra dell’Uguaglianza – hanno puntato su femminismo e diritti lgbt: a Montero si deve la “ley trans” sull’autodeterminazione del genere, e pure la legge sul consenso (ley del “solo sí es sí”). Nei giorni dello scandalo Rubiales, nelle redazioni dei quotidiani spagnoli arrivano lettere di ringraziamento; ma la legge in sé ha dovuto esser rivista per gli esiti imprevisti generati, e su questo le destre hanno fatto la campagna per il voto di luglio”.
| Di baci e cattive condotte sessuali scrive anche Emanuela Audisio nella sua newsletter del sabato, S-Print, per Repubblica. Ricorda che Rubiales non è un uomo che viene da chissà quale età primitiva. “È nato nell’anno di We are the Champions dei Queen e di Heroes di David Bowie, quella dove si canta che tutti possiamo essere eroi per un giorno, ispirata alla visione di due che si baciano davanti al Muro di Berlino. Entrambi consenzienti, però. In più contro Rubiales sono uscite accuse pesanti di sessismo da parte di una sua assistente”.
Audisio allora allarga il panorama e racconta di un calciatore sospeso in via cautelativa dalla sua federazione, non sarà convocato per la prossima partita della nazionale in attesa di valutare e verificare le accuse. È un islandese. Alla guida della federazione c’è una donna, Vanda Sigurgeirsdottir [“Lassù nessuno pensa che una femmina non capisca il fuorigioco”]. Lui si chiama Albert Gudmundsson e – ops – gioca in Italia. Nel Genoa, “dove il tecnico Gilardino continuerà a convocarlo, mentre l’Islanda per ora farà a meno di lui”. Insomma, ecco, “qualcosa si muove – scrive – ma non in Italia. Nessuno vuole il ritorno della Santa Inquisizione, né processi clamorosi, ma un po’ di educazione e di diverso atteggiamento culturale sì. Altrimenti niente cambia”. E cita la vicenda di Manolo Portanova.
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EUROGOL
L’edicola del pallone
Le punizioni del Tottenham
C’è un mago dei calci da fermo ed è italiano. Lavora al Tottenham. È l’ultima scheggia dello staff di Antonio Conte rimasta a Londra. A Gianni Vio e alla sia arte sui calci piazzati ha dedicato un servizio The Athletic.
“I calci piazzati – riconosce Mark Carey – sono sempre stati una parte fondamentale del gioco, ma negli ultimi anni è stata notevole la crescita di allenatori che si dedicano a essi. La cosa non si limita semplicemente ai calci d’angolo e ai calci di punizione, ma sempre più anche alle routine offensive dopo la rimessa in gioco e alla progettazione di sequenze da costruire attraverso i calci di rinvio”.
The Athletic ha calcolato che inclusi i rigori, i gol in Premier League vengono per il 28% da calci piazzati. “Sono le sequenze più controllabili all’interno di uno sport fluido, ma nonostante alcuni analisti abbiano lanciato l’allarme per molti anni, Vio ritiene che si tratti di una parte ancora poco sfruttata durante la preparazione di una partita”.
E qui parla Vio, che definisce l’esercizio del tiro da fermo «un gioco nel gioco». Vio racconta: «Normalmente, le squadre trascorrono quasi due ore a settimana per riscaldarsi, ma solo 10 minuti per i calci piazzati. Considerato che parliamo del 30% dei gol segnati, secondo me è un errore. Se ho una macchina e vado a una gara, ho bisogno di tutta la sua potenza possibile. Puoi discutere se ti piace o meno allenarti, ma il 30% è una parte importante del potere offensivo».
Prima del suo arrivo a Londra, il Tottenham non aveva raggiunto la doppia cifra per i gol su punizione in tre stagioni. Alla fine della sua prima stagione al club, i gol erano diventati 16 gol, il doppio dell’anno precedente.
quando vederlo | oggi ore 13.30 in tv su Sky: Bournemouth-Tottenham
A che punto sta l’Arsenal
Nulla che valga avere la pena avere, si ottiene facilmente. Così parlò Bakayo Saka, attaccante dell’Arsenal e della nazionale inglese, uno di quelli travolti dagli insulti dell’agorà digitale dopo il rigore sbagliato contro l’Italia nella finale degli Europei. L’intervista è qui
La partita è un’occasione per ravvivare l’Arsenal, ha scritto Nick Ames sul Guardian, perché contro il Nottingham Forest e contro il Crystal Palace “ha tremolato anziché brillare”. La suqadra non è ancora vicina al livello che Mikel Arteta si aspetta di vedere. Gabriel Jesus sta rientrando. Può aiutare a “liberare spazi per Kai Havertz, partito in sordina”.
quando vederlo | oggi ore 16 in tv su Sky: Arsenal-Fulham
Arsenico e vecchi rancori
La nuova era del Borussia Mönchengladbach è iniziata in modo movimentato la scorsa settimana con il 4-4 in casa dell’Augsburg, dopo un vantaggio per 3-1 nel primo tempo. Gerardo Seoane Castro, allenatore di Lucerna del Borussia, aspetta l’arrivo dei vicini da Leverkusen, dove nel 21-22 lo esonerarono nel giro di otto partite, la squadra era al 17esimo posto, ma lui l’aveva portata in Champions. Adesso dice che sarà una partita emozionante, per lui, che deve dire.
Bundesliga Fanatic scrive che i nuovi acquisti hanno fatto tutti una buona impressione: Maximilian Wöber, Franck Honorat, l’attaccante Tomas Cvancara che ha segnato due gol.
Torna da ex pure Jonas Hofmann, il trequartista che il Ct Flick ha provato a far giocare da terzino. Il miglioramento della scorsa stagione sotto la guida di Xabi Alonso – si legge su Bundesliga Fanatic – è stato palese. “Molti osservatori si aspettano una continua evoluzione del club e un potenziale coinvolgimento nella corsa al titolo”.
quando vederlo | oggi ore 18.30 in tv su Sky: Borussia M.-Leverkusen
Kylian Mbappé al Parco dei Principi
L’Équipe si domanda come andrà stasera, come sarà accolta la stella del PSG dal suo stadio chissà ancora per quanto tempo suo. “Dal suo arrivo nel 2017 ha ricevuto spesso una standing ovation” ma ora? Ora che non vuole rinnovare, ora che flirta apertamente col Real.
“I tifosi parigini, privati delle altre due stelle (Messi e Neymar), potranno fischiare un giocatore che ripete di voler restare comunque un’altra stagione?”. Questo è il dilemma.
“Bisognerà ascoltare e attendere il verdetto popolare. Soprattutto la curva. Il Collectif Ultras Paris non è sempre stato fra i più teneri con il ragazzo di Bondy. La reazione sarà osservata. Ieri sera non erano previsti striscioni di contestazione”.
quando vederlo | oggi ore 21 in tv su Sky: PSG-Lens
MONDOGOL Il campionato arabo non lo sta guardando nessuno
Le prime due gare trasmesse in diretta da La7 hanno registrato 64mila e 154mila spettatori. Un colossale fiasco. Per ora. Lo scrive Xavier Jacobelli sul Corriere dello Sport-Stadio: “Il dato degli ascolti tv conferma che non bastano le stelle per farsi amare e seguire. Tanto rumore (e soldi) per un teleflop. La gente guardava le partite per vedere il Real Madrid, non Benzema o Ronaldo”