
di roberto liberale
Una cometa. La cometa inglese. Roger Williamson lo abbiamo chiamato così. Perché apparve in Formula 1 e durò un attimo. Toccò il suo sogno per un Gran Premio durato un giro e per sette giri di quello successivo. Roger Williamson è ricordato più per la sua fine assurda che per la sua bravura, e la sua storia tragica comincia sul circuito di Silverstone, giusto 50 anni fa. Williamson era riuscito a farsi apprezzare nel mondo dei motori d’Oltremanica soprattutto grazie alla conquista del campionato britannico di Formula 3, sia nel 1971 sia nel 1972. Era considerato una grande promessa dell’automobilismo, il mondo della Formula Uno lo osservò con un’attenzione ancora maggiore dopo una straordinaria vittoria in rimonta nel Gran Premio Lotteria di Monza del 29 giugno 1973 [il servizio filmato è qui].
Grazie anche agli sforzi del suo manager e sponsor Tom Wheatcroft, Roger fu scelto dal futuro presidente della FIA Max Mosley, in quel periodo team principal della March in F1, per sostituire Jean-Pierre Jarier in due gare del mondiale, per consentire al francese di non mancare a due appuntamenti cruciali nel campionato europeo di Formula Due, che avrebbe poi finito per vincere.
La prima occasione di Williamson arrivò proprio nel Gran Premio di casa, a Silverstone il 14 luglio 1973. Purtroppo finì presto. Alla fine del primo giro, Jody Scheckter innescò una carambola che coinvolse addirittura 10 auto. Le immagini in diretta fecero pensare al peggio, in quegli anni le tragedie in Formula Uno si ripetevano periodicamente. Solo per miracolo non vi furono conseguenze funeste, Andrea De Adamich si fratturò entrambe le gambe e dovette ritirarsi dopo questo incidente. La March di Roger Williamson rimase molto danneggiata, tanto da mettere in dubbio la sua partecipazione al Gran Premio d’Olanda del 29 luglio successivo. Il pilota inglese, vista la situazione, stava pensando di lasciar perdere, di deviare verso la Svezia per l’europeo di Formula Due. All’ultimo momento i meccanici riuscirono a rimettere in sesto la March numero 14, Max Mosley fece in tempo ad avvisare Roger. E allora partì, partì per quello che non sapeva fosse il suo ultimo viaggio, felice invece di poterci riprovare.
Partì dal 18esimo posto della griglia e risalì al 13esimo in appena tre giri. Al settimo Roger difendeva ancora benissimo la posizione e sembrava avere il passo per raggiungere i primi. La gomma anteriore sinistra esplose. Dopo l’urto contro un guard-rail, la vettura si rovesciò, prese fuoco, Williamson rimase intrappolato a testa in giù all’interno della monoposto, in mezzo a quelle fiamme che erano il terrore di tutti i piloti di Formula Uno. I soccorsi tardarono, e quando furono sul posto fecero poco o nulla.
Scrisse La Stampa: “Compaiono tre commissari sportivi, di cui uno munito di un estintore portatile. Sembrano inebetiti o spaventati. Temono, probabilmente, che la March esploda. Nessuno ha indumenti speciali antifiamma, non c’è un pompiere con la speciale tuta ignifuga“.
La gara continuò senza che nessuno la fermasse. I piloti che passavano davanti alla March in fiamme, neanche rallentavano. Tutti tranne uno, David Purley, che prima cercò di ribaltare la monoposto di Roger con la sola forza delle mani, senza l’aiuto di nessuno. Poi provò a fermare le altre auto piazzandosi in mezzo alla pista e agitando le braccia, anche stavolta senza risultati. Preso dallo sconforto, strappò il piccolo estintore dalle mani del commissario tremebondo e provò a spegnere lui quello che ormai era divenuto un incendio incontrollabile. Quando capì che per il suo collega e amico non c’era più nulla da fare, si allontanò disperato, con la testa tra le mani. La regina Elisabetta gli fece avere una medaglia al valore.
Lo spettacolo orrendo andò in diretta tv in mezzo mondo. Michele Fenu, ancora per La Stampa, commentò: “Un pilota inglese è bruciato vivo davanti a milioni di telespettatori… tutti siamo stati testimoni della fine orribile e pietosa, ma anche della inefficienza dei servizi. Quando lo sport finirà d’essere rischio certo di morte? Di fronte a milioni di telespettatori un giovane uomo è morto ieri a Zandvoort… la televisione ha portato nelle case la tragedia. L’obiettivo ha fissato attimo per attimo le sconvolgenti fasi dell’incidente: la macchina rovesciata che racchiude Williamson nello stretto abitacolo, l’accorrere di un altro pilota, David Purley, che tenta di soccorrere il collega, il guizzare inarrestabile delle fiamme. Siamo stati tutti testimoni dell’inefficienza dei servizi antincendio preparati dagli organizzatori della corsa. Ho cronometrato i tempi del dramma: dal momento in cui è comparsa sul teleschermo la March di Williamson a quello in cui è arrivato un primo autocarro dei pompieri sono trascorsi tre minuti e 55 secondi. Casco e tuta ignifuga resistono mediamente un minuto all’azione delle fiamme. E noi tutti, noi milioni seduti davanti alla tv in questo pigro pomeriggio estivo, abbiamo visto l’inettitudine di tre addetti al circuito. Giravano intorno alla vettura rovesciata, uno aveva un estintore in mano, e non sapevano cosa fare. Soltanto Purley — e non era compito suo — ha tentato un disperato intervento. Questa tragedia, che colpisce duramente l’automobilismo sportivo ripropone antichi problemi. Il rischio delle competizioni, lo spettacolo che diventa dramma, l’incombente minaccia del fuoco, l’inadeguatezza di molti circuiti… le competizioni sono un settore dell’attività sportiva da conservare. Ma occorre cambiare certe mentalità, adeguarsi ai tempi. A Zandvoort hanno compiuto un omicidio”.
Anche se lentamente, la Formula Uno si è adeguata ai tempi. Il maledetto fuoco è quasi del tutto scomparso dai circuiti. Di tanto in tanto ricompare e fa sempre paura, come nel caso dell’incidente di Roman Grosjean in Bahrain a fine novembre 2020. Oggi sembra quasi impossibile che in 12 anni, tra il 1966 e il 1978, abbiano perso la vita 17 piloti, in gara o durante le prove. Molti altri, pur salvandosi, sono stati coinvolti in gravissimi incidenti col fuoco, come Niki Lauda al Nurburgring nel 1976. La Formula Uno attuale non può dimenticare il tributo di vite umane pagato in 73 anni di corse, 52 vittime totali. La sicurezza deve essere la priorità di chi organizza questo affascinante spettacolo, soprattutto ora che la scelta dei circuiti sembra basarsi più sulle possibilità economiche degli organizzatori dei Gran Premi che su effettivi criteri di massima sicurezza.
TITOLI
◇ Corriere della sera: “Budget cap, nuove ombre. Ispezioni e “interrogatori” per scoprire chi bara” – In pista vola Verstappen, un guasto ferma Leclerc, Sainz 2° ➔ Daniele Sparisci scrive: “Sainz a soli 22 millesimi da Verstappen accende speranze davanti al suo ex capo, Mattia Binotto, ieri presente sul tracciato inglese come ospite della F1. Emozionato per un ritorno dalle sensazioni forti, lui che qui dodici mesi fa festeggiava la vittoria di Carlos. Leclerc fermo in garage nella seconda sessione di libere con la macchina smontata. Corto circuito, spiegano, i guai elettrici gli hanno impedito di girare nella sessione più importante. La buona notizia è che nel box rosso non si aspettano di sostituire elementi che farebbero scattare penalità. Gli esami comunque continueranno oggi. Quella cattiva è l’arrivo della pioggia, sull’asfalto umido ha sempre sofferto di recente”.
◇ Repubblica: “Ambizione Red Bull. Realizzare l’en plein mai riuscito a nessuno” ➔ Paolo Rossi scrive: “Cercasi, disperatamente, un altro Jean Louis Paul Schlesser. Cioè un pilota che possa immolarsi come fece questo francese che, nel 1988, prese in pieno Ayrton Senna e lo buttò fuori a Monza impedendo alla McLaren di realizzare l’en plein della stagione. Perché è questo il vero interrogativo del Mondiale di F1 2023: si eviterà che la Red Bull si prenda tutte e 22 le gare? Non è mai accaduto. Non ci riuscì Jim Clark 60 anni fa, nel ’63, con la sua Lotus: vinse 7 gp sui 10 totali. Ma neppure la Ferrari di Michael Schumacher con lo scudiero Barrichello: nel 2002 la Rossa trionfò in 14 appuntamenti su 17. A Maranello ci riprovarono due anni dopo, nel 2004: 15 su 18. Infine, nemmeno la Mercedes — nel 2014, momento massimo del dominio con Hamilton e Rosberg — riuscì a realizzare lo Slam. Questi dati servono semplicemente per dare la gigantesca portata dell’evento, ove mai accadesse. Cosa verosimile, oggi”.
◇ La Stampa: “Formula 1: nelle prove libere Sainz si piazza 2°. Leclerc resta a piedi per un corto circuito” ➔ Stefano Mancini scrive: “Su questo aeroporto militare della Raf fu realizzato il circuito che nel maggio 1950 per primo ospitò un Gran premio di Formula 1, vinto dall’italiano Nino Farina. Oggi è terreno di caccia dell’invincibile Red Bull, ma finalmente qualcosa si muove alle spalle di Verstappen.Il profumo di duello attira pubblico: 500 mila spettatori sono attesi nel fine settimana, nuovo record dopo i 400 mila di un anno fa”.
◇ Il Giornale: “Ferrari a due facce. Monza abbraccia gli eroi di Le Mans a Silverstone. Sainz sì, Leclerc no” ➔ Umberto Zapelloni scrive: “Le previsioni meteo danno pioggia per le qualifiche, ma non per la gara. L’importante è che non ci sia quella situazione mista che tanto ha fatto male a Leclerc ultimamente.
◇ Daniele Chinellato, la Gazzetta dello sport: “Il monegasco non è nemmeno salito sulla sua rossa numero 16, immediatamente protetta da un muro di meccanici che cercavano di capire cosa non funzionava quando le cose si sono complicate. Un problema perché Leclerc non ha potuto provare il passo gara, né confermare che la macchina continua sulla strada positiva annunciata dal secondo posto in Austria domenica scorsa”.
◇ Fulvio Solms, Corriere dello Sport-Stadio: “A proposito del futuro di Carlos: Alex Albon, come esaltato dalle voci secondo cui sarebbe stato agganciato dal Cavallino per venire a guardar le spalle di Leclerc dal 2025, è andato forte davvero. Terzo a un decimo e mezzo da Sainz come a mostrarsi lì alle sue spalle, pronto ad azzannargli i polpacci. L’anglo-thailandese sta facendo il massimo per una Williams che faticosamente si risolleva dai bassifondi, quanto a prestazioni, e qui nella sua Silverstone sfodera una livrea speciale per celebrare gli 800 gran premi in Formula 1. Ma il mediocre Sargeant col quinto tempo e sette diverse squadre tra i primi nove (e nove tra i primi dodici) invitano a prendere la lista dei tempi con le molle”.
◇ Leo Turrini, Resto del Carlino: “Intanto dietro le quinte fa discutere la richiesta di iscrizione al Mondiale presentata, per il futuro, dalla famiglia Andretti. Il veterano Mario, popolarissimo “Piedone”, iridato con la Lotus nel 1978, insieme ai figli si è garantito il supporto del marchio Cadillac per entrare in Formula Uno. A occhio non pare una brutta cosa, ma a nome della Mercedes già Toto Wolff ha dichiarato che undici scuderie in pista sarebbero troppe. Quasi certamente è tutta una questione di quattrini da spartire, anche se si finge di parlare di sicurezza. Vedremo come andrà a finire”.
◇ Carlo Platella, Formula Passion: “A Silverstone emerge a pieno l’identità della Formula 1, fatta di passione e velocità. Il circuito affollato già dal venerdì si tinge di molteplici colori, dove contrariamente che altrove non spiccano il rosso Ferrari, l’arancione Verstappen o il blu Red Bull. Quella britannica è una platea fatta di una passione variopinta, dove i confini delle varie fazioni del tifo si confondono, suscitando emozioni anche per chi guarda gli spettatori”.
◇ Madeline Coleman, The Athletic: “La F1 si prepara alle proteste di Just Stop Oil al GP di Gran Bretagna. Una minaccia incombe sul paddock. Molti tifosi ricordano la gara del 2022 sul circuito di Silverstone a causa dell’orribile incidente di Zhou Guanyu che fece sospendere la gara al primo giro, rallentando le altre vetture. Ma mentre gli altri piloti tornavano ai box, diversi manifestanti di Just Stop Oil corsero sul Wellington Straight, gli agenti e la polizia dovettero trascinarli via. Cinque persone invasero la pista e sei furono giudicate colpevoli di disturbo della quiete pubblica, secondo la polizia del Northamptonshire. … La velocità massima a Silverstone è di 330 km/h e in quella sezione in particolare, i piloti sfiorano i 200. Se i manifestanti invadono la pista quest’anno come hanno fatto nei recenti eventi sportivi in tutto il Regno Unito, saremo di fronte a una pericolosa minaccia, per i piloti e per gli stessi manifestanti”.
◇ Gary Anderson, Telegraph: “Perché gli aggiornamenti della Mercedes non hanno funzionato in Austria, ma a Silverstone sarà diverso”
◇ Giles Richards, Guardian: “Pitt stop: l’attore Brad scende sulla pista di Silverstone, la Formula 1 incontra Hollywood. È il protagonista di un nuovo film sullo sport dei motori. Le riprese si svolgeranno a Silverstone in questo fine settimana. Il film sulla Formula 1, ancora senza titolo, ha cominciato le riprese davanti ai tifosi con il Gran Premio di Gran Bretagna come set e sfondo. Una 11esima squadra immaginaria, la APX, ha il proprio garage e il proprio box qui, per i piloti Sonny Hayes, il personaggio di Pitt, e Joshua Pearce, interpretato dall’attore britannico Damson Idris. Guidano un’auto di F2 convertita per assomigliare a una di F1”