La foto che George Foreman ha sul telefono

 

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La foto che George Foreman ha sul telefono

 

 

La mamma non voleva che salisse sul ring, per niente al mondo. Big George fece di testa sua. Fino a diventare campione dei pesi massimi. L’uomo che andò al tappeto nel Rumble in the Jungle, quello che stava dalla parte sbagliata della storia, si è raccontato in un’intervista al Telegraph in occasione dell’uscita del film sulla sua vita. Foreman è stato produttore esecutivo del lavoro diretto da George Tillman jr. Al giornale inglese dice che «Hollywood fa Hollywood, io ho fatto la boxe, non ho mai provato a mettere insieme l’uno e l’altro». 

C’è una foto, una sola, che Foreman ha conservato di tutta la sua carriera. Questa. La foto di Muhammad Ali che lo mette a terra. La tiene sullo schermo del telefono.

«Sono stato fuori dalla boxe per 10 anni e ho salvato solo lo scatto di Muhammad Ali che mi butta a terra. Perché mi sono reso conto di quale grande momento sia stato per lo sport e per la boxe. Mi ha umiliato. Non l’ho mai dimenticato, e questa cosa mi ha reso una persona migliore, molto migliore di quel che sarei stato, se fossi stato io a buttar giù lui. Quello che ricordo di quel match è la certezza che lo avrei battuto. In un round, due, al massimo tre. Avevo battuto facilmente Jose Roman, Ken Norton, Joe Frazier – e gli ultimi due avevano battuto Muhammad – quindi non avevo paura. Dopo il quarto round ero scioccato dal fatto che non fosse andato davvero al tappeto, al quinto ero sbalordito. Al sesto ho capito che non sarebbe mai successo. È stato l’essere umano più determinato che io abbia mai incontrato, dentro e fuori dal ring. Non ero un uomo felice per aver battuto Joe Frazier, non lo sarei stato nel battere Muhammad Ali. Una vittoria in più non mi avrebbe reso diverso, invece perdere mi ha dato una rabbia come nient’altro prima. 

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