L’oro del benzinaio svedese con la pistola

       27 agosto 1972 La prima giornata di gare alle Olimpiadi di München. Le Nazionali italiane di pallanuoto e di basket vengono battute rispettivamente dalla Russia e dalla Jugoslavia di Cosic. La prima medaglia d’oro, nel tiro a segno con pistola libera, va allo svedese Ragnar Skanaker, un commerciante (si direbbe che sia il mestiere adatto per chi deve tener i nervi a posto, scrive Carlo Moriondo, La Stanpa), titolare di una pompa di benzina, precisa La Gazzetta

 

  La pallanuoto sott’acqua

di giovanni arpino, La Stampa

 

Un pomeriggio intero in piscina (con ospiti illustri, da Costantino di Grecia a Giovanni Agnelli) trascorre su doppi, tripli binari: qua i tuffi, più in là un’orchestra che suona «Funiculi funiculà», poi i waterpolisti, che ricordano spesso i fumetti di Gordon (forse i russi prediligono invece il re Ming, il suo eterno avversario). Quattordici squali che si battono in una vasca azzurrissima, con colpi segreti di pinne, di coda, con autentiche «cravatte» sott’acqua, tra fischi furiosi dell’arbitro e muggiti, sbuffi, urla, soffi, ordini rauchi del portiere che dalla sua zona domina meglio lo spazio. Niente è più scorretto di un incontro tra cetacei e pescecani della pallanuoto: sott’acqua mulinano non solo ginocchi disposti a colpire, caviglie attente ad affibbiare un pronto sgambetto, ma spalle d’acciaio e gomiti sveltissimi a porsi sulla rotta di collisione

 

 

  Il fratello prete di un ciclista che sarà famoso

di sergio neri, Corriere dello sport 

 

Moser Francesco, fratellino illustre di Aldo Moser che gareggiò con Coppi e che ancora batte, da vecchissimo concorrente, le strade del ciclismo professionistico, ha incominciato la carriera per vocazione famigliare. Non ha affatto le caratteristiche fisiche del fratello: è uno splendido longilineo dotato d’una rara eleganza in bici. È un formidabile passista, capace di scalare in progressione con grandissimo recupero. In volata non è fortissimo però capace.

Non va più in campagna, giacché la campagna gli avrebbe impedito di realizzare una preparazione perfetta. “Mi sono detto: provo. Se vado forte continuo, altrimenti torno alla campagna e alla bicicletta non ci penso più”. Invece è successo il contrario. Si è dimostrato il più forte passista dei giovani corridori in Italia ed ha conquistato di diritto un posto nella squadra. Correrà col quartetto e poi si ripeterà nella prova individuale.

Forse verrà suo fratello Aldo ad incoraggiarlo nel giorno in cui correrà ma Francesco non si cruccia. Verrà se potrà. Altrimenti lo vedranno in televisione non solo a casa, nel Trentino, ma anche a Boston, dove un altro fratello della popolosa nidiata è andato proprio ieri, missionario in una parrocchia che ha in cura le anime degli italiani. Il fratello di Moser è sacerdote e prima di partire ha benedetto il ragazzo non per propiziargli una vittoria ma per invocare su di lui una assistenza celeste contro i pericoli delle cadute” – di sergio neri, Corriere dello sport

 

  È il primo giorno e già piangono tutti

di marcello del bosco, L’Unità

 

Si naviga in un mare di lacrime: piangono i rappresentanti di Formosa, paventando la loro esclusione per Montreal e l’ingresso della Cina, e stilano furibondi comunicati contro Giulio Onesti, colpevole — secondo loro — di apologia verso Pechino: lacrima disperato sulle sorti dell’umanità un gruppo cristiano dissidente (qualcosa come «verità presente») che bracca partecipanti e pubblico all’ingresso di ogni stadio con terrificanti volantini in cui si profetizza l’imminente fine del mondo e si invita a consumare nel pentimento questo paio d’ore che restano; piangono i francesi d’abitudine sulle sorti dei loro rappresentanti che, in attesa di impegnarsi sulle piste, sono attualmente dediti a fracassarsi braccia e ginocchi contro ostacoli improvvisati, bucce di patate, pezzi di vetro, porte girevoli; una mezza ecatombe; piangono più di tutti i tassisti, sempre più disperati e inascoltati nella loro lotta contro gli organizzatori che hanno affidato tutti i servizi automobilistici alla «Bundeswehr» e a una società privata: ogni volta che passa un pullmino sono bordate di fischi, insulti e mani minacciose: sono già in programma una mezza dozzina di altrc manifestazioni di protesta. Piangono, infine, ma di commozione, i tedeschi sulla felice riuscita della cerimonia d’apertura — felice proprio perché assai poco tedesca — e hanno già delicatamente pensato a farcela rivedere in TV almeno otto volte: tranquilli, non è che l’inizio

 

    I Giochi costano trentatré marchi a testa

di aldo giordani, La Gazzetta dello sport

 

I tedeschi sono seccati per il peso a loro avviso eccessivo che vien dato da taluni al costo delle loro Olimpiadi. Qui sono tutti convinti che alla fine i conti torneranno anche sotto l’aspetto economico ed amministrativo. Basti dire che la sola vendita del bassotto Waldi, in tutte le sue svariatissime foggie, ha già reso oltre un miliardo di lire: e siamo appena al primo giorno dell’Olimpiade. È vero che ognuna delle 1109 medaglie che verranno assegnate, verrà a costare qualcosa come 360 milioni. Ma è anche vero fanno notare – fieramente in teutonico – che tutta l’Olimpiade sarà costata a ciascun tedesco appena 33 marchi, cioè meno di seimila lire a testa. E vale rilevare che qui, tanto per fare un esempio, gli studenti che si prestano a fare da autisti per l’organizzazione, ricevono un compenso giornaliero di ventimila svanziche. Come dire, che il metro dei costi e delle spese è qui a Monaco diverso che negli altri paesi.

 

    Lo scarso entusiasmo dei romani per la tv a colori

da Corriere della sera – pezzo non firmato

 

La stupenda giornata di sole ha battuto la televisione a colori: chi avrebbe potuto seguire la cerimonia di apertura delle Olimpiadi sui pochi schermi in quadricromia della città ha preferito concedersi un supplemento di vacanza raggiungendo mare e monti. Così il numero degli spettatori romani del grande esperimento televisivo è stato senza dubbio inferiore alle televisioni: non è ancora possibile fare un calcolo preciso ma siamo nell’ordine delle poche centinaia. Neppure i parlamentari, protagonisti di tante diatribe, hanno rinunciato al week-end cosicché nella sala stampa di Montecitorio c’erano davanti al piccolo schermo soltanto quattro giornalisti e una decina di commessi della Camera; nessuno nello studio del presidente del Senato, Fanfani, il quale è ancora a Camaldoli e rientrerà martedì. Nei ministeri, dove complessivamente sono stati installati una ventina di apparecchi con i due sistemi, il colore non ha richiamato più di cinquanta persone, fra funzionari ed impiegati.

Il Papa, nella sua residenza estiva di Castelgandolfo ha seguito sia pure brevemente la cerimonia sportiva, ma attraverso un televisore in bianco e nero:

La TV a colori – è stato precisato in Vaticano – il Pontefice non l’ha mai avuta, contrariamente a quanto è stato detto nei giorni scorsi». Neppure fra i «civili», il richiamo è stato irresistibile. Nei negozi di elettrodomestici che esponevano la TVC si temeva ci fosse ressa ed invece nulla di tutto questo: davanti ad una vetrina di via del Tritone, nel cuore della città, abbiamo potuto contare sette persone – 

 

    La quiete prima della tempesta

di gian paolo ormezzano, Tuttosport

 

Siamo arrivati allo stadio senza vedere troppe uniformi, stanotte la polizia ha pattugliato bene la zona olimpica, ma senza dare il senso dell’assedio. Quattro anni fa vedemmo più soldati, il giorno dell’inaugurazione dei Giochi, che in tutto il resto della nostra vita. La collina delle macerie, messa insieme con i calcinacci dei bombardamenti, è piena di gente, di giovani, anche, di figli dei fiori. Si vede questa gente, dallo stadio, attraverso il vetro acrilico del tetto da trenta miliardi. Dentro lo stadio c’è posto per quella che in fondo è una piccola rappresentanza di mondo, ma tutto sembra liscio, tranquillo. Ed anche onesto, giusto.

L’idea di vestire i poliziotti come giardinieri di un giardino del «duemila» non è mica stupida. Uomini in blu, in giallo, in arancione controllano i biglietti, quegli stessi uomini sono pronti a lasciare liberi, fra poco, cinquemila piccioni. Ad un certo punto la perfezione della cerimonia emana addirittura calore e questo ci pare il massimo esito umano, umanistico che il mondo d’oggi possa permettersi.

Caro, vecchio (e nuovo) sport, ce l’hai, ce l’abbiamo, ce l’hanno fatta? Sembra proprio di sì. Sinora non è successo niente di brutto, ed il fatto che sia successo esattamente quello che doveva succedere non ci pare noioso” 

 

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