28 agosto 1972 – Seconda giornata dei Giochi a Monaco di Baviera. Nel giro di cinquanta minuti, il nuotatore americano Mark Spitz vince due medaglie d’oro, le prime due di sette, nei 200 farfalla e nella staffetta 4 x 100 stile libero, entrambe con il record del mondo. Con lui brilla la quindicenne Shane Gould, australiana, prima nei 200 misti, anche lei con un crono da primato.
La poesia nelle bracciate
di gian paolo ormezzano, Tuttosport
“Questo è un articolo su Mark Spitz e Shane Gould, e comincia, abbiate pazienza, con le parole di un poeta, Walt Whitman: «Ho detto che l’anima non è più del corpo, e che è il corpo non è più anima, e che nulla, nemmeno Dio, è più grande agli occhi di ognuno che se stesso. Chiunque fa duecento metri senza amore, va al proprio funerale vestito del proprio sudario».
Ho letto la frase poco tempo fa, l’ho annotata per via di quei «duecento metri». Adesso la ritrovo e mi pare giusto usarla per un tipo che nuota e vince sui duecento metri. Per Mark Spitz. Penso che sia cosa utile e bella e anche comoda.
… Il suo nuotare non è poetico (l’anima più del corpo) non è dannato (il corpo più dell’anima). Niente a che vedere con Schollander o, per fermarci al presente, con Matthes che resta il massimo sughero di ogni tempo, persino allucinante: si pensi a quali zavorre Matthes deve assumere se vuole fare pesca subacquea. Ma allora com’è il nuotare di Spitz? Non ci sono straordinarie strutture di corpo, a fare di Spitz un vascello, un nautilus delle piscine. E si conosce, dietro a questo nuoto suo a Monaco, una feroce metodologia tecnica, anche esistenziale: così che non c’è naturale poesia. Ma al tempo stesso il nuoto di Spitz è robottistico. Non è imitabile, ma non c’è nulla da imitare. È una mischia con l’acqua, ma alla fine c’è un’armonia, come in certe musiche che bisogna sentire più volte. È fisiologicamente una impresa, questo sì: per il ritmo e per la somma di impegni, e per la necessità di svincolo non solo psicologico, ma anche fisico, dall’impegno successivo”.
Il furore che viene da un mondo diverso
di alfonso fumarola, Corriere dello sport
“Spitz è sembrato appartenere ad un mondo diverso, tale è stata la superiorità dimostrata nei confronti di tutti gli avversari. È il caso di dire che Spitz è apparso un vero e proprio animale acquatico, insomma un delfino, che scivolava con incredibile facilità grazie ad un prodigioso galleggiamento naturale ma anche alla potente azione di braccia e gambe perfettamente coordinate. Spitz ha respirato ogni due bracciate, impennandosi lievemente quando alzava la testa sul livello dell’acqua. Ha subito imposto ai rivali un micidiale passaggio di 27″ ai 50 metri, poi ha continuato ad attaccare prepotentemente per tutto il percorso, spinto da un furore di cui si devono essere stupiti persino i connazionali Hall e Backhaus, che hanno fatto di tutto per incollarsi a lui ma che sono rimasti staccatissimi pur facendo registrare il secondo ed il terzo tempo mondiale”.
Lui è un computer, lei angoscia
di mario gismondi, Corriere dello sport
“Nuotano соше motoscafi; e non è un’immagine dettata dalla debolezza per il pittoresco, Il fenomeno Gould, ma si potrebbero fare anche i nomi delle altre superdonne del nuoto, è stato anche scientificamente spiegato. Di lei è stato detto tutto, che ha cominciato a nuotare a tre anni, che a nove già gareggiava e che ha trantanove pulsazioni al minuto. Ad ogni modo è troppo poco eccezionale come ragazza, anzi come ragazzina (un metro e settantadue di altezza, cinquantotto chili), per non relegare in secondo piano ciò che vale da atleta rispetto a ciò che è come prodigiosa macchina umana. Guardandola, così forte ma anche così normale, non si dubita che riesca ad affrontare, senza cadere in pezzi, le quindici gare che l’attendono in soli sei giorni, pur trattandosi, ovviamente, di un’impresa che sgomenta anche a livello di semplice fatica per una sedicenne. Tuttavia la sua fragilità aggiunge un senso di angoscia alla gioia di vederla gareggiare e vincere come se il suo nuotare e i suoi tempi fossero la cosa più naturale di questo mondo. Spitz fa pensare subito al computer. Il collegamento è del resto inevitabile in un’Olimpiade destinata a celebrare i fasti di entrambi. La forza della natura in un fisico (un metro e ottantatrè, settantasei chili) che neppure un Leonardo avrebbe potuto scolpire meglio. Per lui è più che credibile che possa sostenere sedici gare in una settimana”.