30 agosto 1972 – Quarta giornata dei Giochi a Monaco di Baviera. Un passaggio storico per lo sport italiano e – si scoprirà nel tempo – per l’intera società italiana. Con Novella Calligaris nei 400 stile libero arriva un argento che è la prima medaglia di sempre per il nuoto a un’Olimpiade. Nello stesso giorno, l’argento di Giorgio Cagnotto nei tuffi, dietro il sovietico Vasin per un errore all’ultimo esercizio, viene considerato una mezza sconfitta.
Un raptus sul podio
di aronne anghileri, La Gazzetta dello sport
“Novella sul podio rideva come in preda ad un «raptus», e dall’altra parte era la tedesca orientale Gudrun Wegner, un palmo più alta di lei. Sfrattate le americane, sugli immaginari pennoni sono salite per la prima volta, e sarà forse l’unica, tre bandiere che non portano le stars and stripes.
Novella andava forte, troppo forte si era perfino temuto, da giugno. La sua stagione è stata un susseguirsi di primati europei, la sua forma è stata un crescendo sino alla doppia esplosione di oggi: 4’24″1 in batteria, 4’22″4 in finale. Se è arrivata a questa prestazione, ottenendo il suo tredicesimo e quattordicesimo primato europeo, Novella lo deve alla sua enorme determinazione, ad una volontà che la guida e la sorregge da un decennio, da che ha cominciato a nuotare, ma lo deve anche ai suoi allenatori, Bubi Dennerlein per primo e Gianni Gross per secondo, che hanno saputo formare con lei, dal carattere facile soltanto quando c’è da prodigarsi in allenamento ed in gara, un connubio che sfiora la perfezione. Ha nuotato con un costume nero e viola”.
Come un altro Berruti
di bruno perucca, La Stampa
“E adesso chiamiamola Kallygaris. Novella è entrata nel nuoto mondiale, facendosi largo a spallate tra statunitensi ed australiane, battuta stasera solo dalla grandissima Shane Gould; è una di loro, ma è nata a Padova quasi 18 anni fa. Era la più piccola fra le atlete da medaglia, è partita al suo ritmo ed è finita in crescendo, andando meglio della stessa Gould negli ultimi 100 metri, con il pubblico in piedi a seguirne un impossibile ma coraggioso tentativo di recupero. Una medaglia d’argento per l’Italia nel nuoto, la prima nella nostra storia olimpica, un fatto clamoroso, un altro Berruti, un altro Beccali, un altro Consolini, un altro di quei miracoli che si verificano in uno sport che come base di praticanti non li meriterebbe neppure. È uscita dallo spogliatoio avvolta in un accappatoio bianco che copriva la tuta azzurra. Alla presentazione dello speaker, l’ha accolta un applauso fragoroso: la popolarità se l’era conquistata al mattino, ottenendo il miglior tempo nella batteria, record europeo, italiano e olimpico. Si è gettata in acqua nella vasca dei tuffi per qualche bracciata a dorso e due o tre immersioni profonde, per prendere fiato”.
L’antipatica che ha smentito le teorie sulla razza inadatta
di gian paolo ormezzano, Tuttosport
“Si offende l’oro di Scalzone se si scrive che l’argento della Calligaris è infinitamente più importante? Si offende questo oro se si scrive che anche l’ingresso in finale della Calligaris (di mattino, con il miglior tempo, con il record olimpico dei 400) è infinitamente più importante? Pensiamo di no. Pensiamo che si offenderebbe lo sport, non scrivendo così.
Novella Calligaris è per noi il ponte sopra Scilla e Cariddi. Da un’isola di paure, di miseria natatoria e quindi anche sportiva approdiamo noi pure al continente dei miracoli, che poi non sono miracoli, sono la norma per chi ha buona salute e voglia di gettarsi in acqua. Fra Novella e Shane Gould ci sono dieci centimetri di statura, migliaia di chilometri che sono anche spazi immani di pensiero, di mentalità. Ci sono pure grosse differenze di umanità: la Gould è cucciolona, Novella è gatta feroce, ma questo oggi non conta.
Oggi conta che l’Italia ha imparato a nuotare, o almeno ha imparato che deve, che può imparare a nuotare. Ha imparato che andare avanti nell’acqua delle piscine e non solo galleggiare d’estate negli stagni di vacanza liguri o tirrenici o adriatici, è possibile purché lo si voglia e ci si decida a mulinare le braccia, a battere neppure troppo – la Gould insegna – le gambe, insomma decisione di voler essere nuotatori, visto che essere nuotatori significa essere sportivi, ed essere sportivi significa fare un buon affare anche nella vita.
Oggi muoiono le ultime (o penultime? Le ultime esistono sempre) stupidaggini sulla nostra razza inadatta allo sport e specialmente a certi sport. Novella non è niente, dal punto di vista fisico, è una piccola bambina italiana che quando vuole essere ragazza o addirittura donna fa crepare dal ridere, risulta antipaticissima. Non ha fisiche solennità come le statunitensi, le australiane ed anche le tedesche, non ha un retroterra sportivo a spingerla, nessun principio di Archimede del nostro sport la fa galleggiare bene. E nuota pure abbastanza male, o almeno si ammetta che nuota semplicemente. E non è una donna-pesce, casomai è sirena quando strilla contro qualcuno, i giornalisti per esempio (ha vinto trionfalmente il «Premio Limone» di Tuttosport, nel referendum di fine anno per il personaggio dolce e quello acido, ma chi osa consegnarle il premio?).
Lei e Cagnotto, le due C dello sport azzurro
di mario gismondi, Corriere dello sport
“È stata una giornata magnifica per le due «C» dello sport azzurro, due ragazzi che curiosamente si somigliano. Hanno la stessa altezza, sul metro e sessanta. Sono anche fisicamente inesorabili nell’escludere che si possa in qualche modo paragonarli, sebbene la loro prestazione lo imponga, ai Maciste che dominano questi Giochi. Le loro medaglie, i loro meriti, sono quindi onorati anche dallo stupore di chi deve chiedersi come facciano. Nell’eterna battaglia fra la Calligaris e l’acqua, la natura vincente di questa ragazza che non vorrebbe perdere neppure quando gioca a tombola, si è espressa in una prestazione che ha del favoloso soprattutto perché è la forza di volontà ad integrare ciò che manca, obiettivamente, in muscoli. È una medaglia coniata anche dal temperamento, persino dai lati più discussi del caratterino di questa fenomenale ed ormai «storica» nuotatrice italiana, Né si cede all’enfasi, indipendentemente dalla grande occasione sfuggita, se lasciando da parte il solito e scontato discorso sulla classe di Cagnotto, si dice che il suo è anche l’argento della metodicità, anzi della serietà.
Ritratto d’epoca
di p.b., Corriere della sera
“Cavaliere della Repubblica per meriti sportivi lo era già, Novella Calligaris. Ora dovranno farla commendatore. Una delle medaglie che contano, perché è una frottola che tutti gli sport siano uguali. Sembrava che in Italia, Paese dell’acqua, il mare servisse soltanto per prendere la tintarella sulla spiaggia.
Un metro e sessanta di commendatore. Cinquanta chili di commendatore. Un commendatore di 17 anni, che sembra ne abbia dodici. Novella Calligaris, un’italiana, è la seconda nuotatrice del mondo sulla distanza dei 400 metri. Quasi la prima, se si considera che avanti a lei è arrivata l’australiana Shane Gould, che non è una ragazza, ma una foca. Un’italiana che viene da una città «asciutta» come Padova ha battuto le famose americane, compresa la Babashoff, che ieri era sul podio, decorata di medaglia d’oro. Quasi incredibile.
Ma giusto, se si considera che il piccolo, prossimo commendatore pratica una vita spartana, simile a quelle delle più rinomate campionesse d’oltre occano, clarisse della piscina. Nuota ogni mattina, avanti e indietro per la vasca, dalle 10 a mezzogiorno e mezzo, e di nuovo nel pomeriggio, dalle 5 alle 7 e mezzo. Una decina di chilometri al giorno. una vita chiusa in un mondo tappezzato di piastrelle. A conferma della tesi di chi sostiene che con la dedizione, c disponendo di attrezzature, i risultati più ambiti sono disponibili per tutti.
Si vede che il carattere difficile è indispensabile per diventare campioni di nuoto. Novella Calligaris lo ha, non diversamente da Shane Gould e da Mark Spitz. Sarà la noia degli allenamenti, che finisce per dare la nevrosi. O sarà un dono di natura. Fatto sta che la ragazzina già era un po’ scontrosetta. Ognuno dei 29 titoli italiani conquistati durante la carriera, ognuno dei record battuti, era una spina nel suo approccio con gli estranei. Chissà adesso, il piccolo istrice, col suo nuovo, fiammante pungiglione della medaglia d’argento olimpica.
La sua vita è coperta di discrezione. Il divieto di parlare di lei, Novella l’ha esteso ai familiari: il fratello Mauro che è qui come atleta della squadra italiana di nuoto, il padre, che per venire a Monaco ha preso vacanza dal suo lavoro di rappresentante di piccoli computers. Ciò che si sa di lei, o si vede o non si sa di lei, o si vede e non può nasconderlo, o è frutto di fughe di notizie, sulle quali, solitamente, essa indaga con severità, nel cerchio delle conoscenze.
Si può dire, dunque, che Novella Calligaris ha grandi spalle, un seno appena accennato, da bambina. La dura pratica dello sport non le vieta di coltivare piccole civetterie da signorinella: si dà lo smalto alle unghie delle forti mani, si depila le sopracciglia. Se fosse compatibile con la dieta sportiva, mangerebbe chili di gianduiotti. Legge soltanto «Topolino», e ha la mania dei costumi da bagno, che sono, in fondo, l’abito che indossa più
spesso: ne possiede ventidue. Le sue aspirazioni sono le seguenti: prendere la laurea in architettura (per adesso frequenta, con profitto, il liceo scientifico: è in quinta), imparare a suonare la chitarra, imparare ad andare a cavallo, e lasciarsi crescere i capelli che deve portare corti per esigenze sportive. Di ragazzi intorno a lei non se ne parla, e chi si avvicinerà dovrà avere la pelle ben dura, con tutti quegli aculei.
Cominciò a far nuoto a sei anni (cioè tardi, ma evidentemente in tempo): i genitori la portarono in piscina perché era gracile. V’è da sperare, se i risultati sono questi, in una generazione di macilenti”.