I danesi pensarono bene di cominciare il giugno felice della vittoria agli Europei votando contro l’Europa. Ventiquattro giorni prima del 2-0 in finale contro la Germania, il popolo s’era messo in fila per bocciare in un referendum gli accordi di Maastricht, mettendo in pericolo – si diceva – l’Unione monetaria europea. La povera lira italiana uscì dalle raffiche di vento ancora più spettinata di prima. Gli investitori si buttarono sui marchi e sui Bund tedeschi. Certa gente non sbaglia mai. La monetuzza nostra toccava in quei giorni quota 753,4 sul marco e per giunta l’Italia post Mondiale ‘90 aveva pure mancato la qualificazione, eliminata nel girone da quella Unione Sovietica che un po’ per volta andò disfacendosi come una pannocchia in una pozzanghera. Avrebbe partecipato come Comunità Stati Indipendenti, CSI Mosca – se fosse stato un telefilm.
E cosa credeva la plebaglia europea, che l’Euro fosse stato fatto per la loro felicità?
Jacques Attali
A questa Danimarca euro-riluttante si dedicò Piero Ottone, l’ex direttore che aveva cambiato negli anni Settanta indirizzo e sguardo al Corriere della sera, e in quel 1992 editorialista per Repubblica.
“I danesi – scrisse – vogliono stare fuori dell’Europa. Ma io, la Danimarca, l’ho in casa. Hanne, mia moglie, è una danese autentica, nata a Copenaghen, e tanti anni di matrimonio hanno dato luogo a una mini-unione europea, con due altri cittadini metà e metà, che sono i figli. Forte di questa personale esperienza, credo di comprendere alcune delle ragioni per le quali la Danimarca ha detto di no agli accordi di Maastricht. I danesi hanno uno spiccato senso dell’organizzazione; e lo hanno, a giudicare dalle mie esperienze, anche nelle minute faccende della vita quotidiana. È bene che tutto, in casa, risponda a una sua logica, per ottenere il massimo risultato col minimo sforzo, e per rendere la vita fluida e piacevole. Ciò vale, ho detto, per le piccole cose non meno che per le faccende importanti: accanto al telefono dev’esserci un blocco e una matita, per scrivere appunti, e accanto alla tavola da pranzo dev’esserci un carrello (essendo la servitù abolita e aborrita, in Danimarca, da tempo immemorabile) per avere a portata di mano piatti e vivande, senza il bisogno di alzarsi”.